EDIMBURGO, SECONDO ME

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Gennaio 2007

Una donna lasciata da sola con il suo Moleskine rosa fucsia nella Inspiring Capital e questo è il risultato…in quattro giorni ho scritto una quantità di cose pari a quelle che ho scritto in quattro anni. E qualcosa lasciamola passare dalla carta allo schermo… 

29 gennaio: IO, E LA PACE

Eccomi lì. Io con il mio caffè-to-go da 2 pound. Mi guardo in una vetrina e mi sento a posto. Attraverso il cimitero. Gli alberi di Rowan, come quello tatuato sulla mia caviglia, sono nudi in questa stagione e un po’ vergognosi mi danno il benvenuto nel viale dei Princes Gardens. Mi siedo su una delle tante calde panchine di legno in-memoria-di. La fontana di Ross, asciutta e silenziosa, mi nasconde il sole. Guardo il castello sul suo vulcano spento. E’ lunedì mattina, non c’è nessuno. Le paure, i dubbi, le paranoie, la tristezza, in questi cinque minuti, non fanno parte di me.

29 gennaio: IO, L’IDIOTA (come cambiano le cose)

Sono le 21.30, sono in una camera d’ostello da sola, con una giapponese che parla in un brodo di giuggiole con un tipo inglese che sono sicura le sta dicendo di amarla. E io? Io sono un’idiota. Il tipo, che volenti o nolenti, è stata la forza motore di questo mio insano trip si è barricato in casa senza la minima intenzione di vedere nessuno che non sia se stesso. Mi sento un’idiota. Avete presente quei film? Che iniziano con la protagonista, una sfigata cronica, che va a fare l’improvvisata all’ignaro amato e lo trova che sguazza allegramente dentro un’altra? Ecco, siamo a questi livelli di patetismo. Oramai lo sanno tutti. Il mio zimbellaggio stasera è arrivato in tre stati: Scozia, Spagna e Italia. Se conoscete qualcuno che non sa che sono un’idiota, per favore, fateglielo presente. Che tutti ne prendano atto: sono un’idiota. E il quadretto tocca le vette del grottesco se vi figurate per bene la scena: nel mio pigiamino a righe, chinata gobba sul mio taccuino, circondata da una montagna di kleenex usati, che fra uno starnuto e l’altro cerco di buttare giù aspirine in modo da non farmi venire la febbre a 40 e poter finalmente fuggire lontano da lui e tornare alla mia noiosa città. Maledetto Colombo.

30 gennaio: LA MIA STRAMALEDETTA CARTA DI CREDITO

Questa mattina, per sfuggire alla paranoia della sera scorsa e alla botta da aspirina, seguendo il precetto “Shopping is cheaper than psycanalist” ho imbracciato Carta di credito e sono partita all’assalto della città. Ora, io lo so che non si può diffamare pubblicamente le carte di credito, quindi non lo farò…ma dovete sapere che qualche giorno all’anno, ESSA non funziona. Non va, non c’è versi. Manco a dirlo, oggi era uno di quei giorni. E mi è stato comunicato nel peggiore dei modi: mentre cercavo di pagare uno straordinario vestitino anni ’50 in saldo. Niente. L’ho dovuto lasciare lì. Sconsolata mi sono avviata ugualmente verso Princes Street, dove ci sono 4 tappe d’obbligo da rispettare:
H&M: se si entra nell’H&M tunnel è impossibile uscirne. Se non esistessero i jeans DIVIDED io andrei in giro nuda. Quando sono uscita senza buste avrei voluto uccidere qualcuno.
OFFICE: è un negozio di scarpe, una piccola Camden Town nel cuore di Edimburgo. Fatevi venire a mente un paio di scarpe…da Office le trovate. Di vernice, a pois, a righe, scozzesi, con le paiettes, col tacco, senza tacco, una col tacco e una no, scarpe con la faccia di Spongebob, scarpe con le orecchie (lo giuro!) e poi loro…le CONVERSE. Tante di quelle converse che non ci crederebbe Chuck Taylor in persona, buon anima. Quando sono uscita ero depressa.
ANN SUMMERS: questo negozio soddisfa in pieno la mia mania del momento: la biancheria intima spinta. Non del tipo sadomaso eh…non pensate male…più del tipo Kirsten Dunst in Marie Antoniette. Riuscite ad immaginare il corredo di una prostituta di un bordello parigino degli anni ’20? Ecco, moltiplicatelo per cento e avrete una vaga idea di quello che si può trovare da Ann Summers. Quando sono arrivata ai polsini di pizzo e raso sono uscita piangendo a dirotto.
Preso mentalmente nota di far mangiare all’impiagata delle ***** il mio inutile pezzo di plastica appena tornata a casa, a quel punto che fare? Ovvio. Caffè. Procurarmi la dose non è stato difficile visto che, secondo un rapido calcolo, c’è uno Starbucks ogni 7 abitanti del pianeta. Dopo di che…ultimissima tappa:
THE NATIONAL GALLERY OF SCOTLAND: ci sono solo due cose che sono tornata a vedere in realtà, anche perché per il resto il museo è una specie di magazzino di quello che non c’è stato modo di far entrare in quello di Trafalgar Square. Sto parlando di:
LE TRE ETA’ DELL’UOMO…capolavoro ingiustamente non considerato di Tiziano. Se vi capita di vederlo, evitando di far caso ai tre bambini che si…sembrano degli sharpei…concentrate l’attenzione sul modo in cui il seminudo bel ragazzo guarda la sua pienotta e vestita donzella. Dio…che meraviglia.
LE TRE GRAZIE…una delle due copie del Canova che, come puntualmente precisato, è stata ceduta alla povera Scozia da Londra. Grazie tante, troppo buoni. Comunque questa nivea scultura, lo giuro, insieme a Tori Amos quando suona il piano, Penelope Cruz e Kate Winslet, è l’unica cosa che tira fuori la lesbica che è in me.

31 gennaio: EDIMBURGO: QUELLO CHE LE GUIDE NON DICONO

OLD OLD OLD: la città in realtà non è tutta così vecchia come potrebbe sembrare. Gli edifici più recenti sembrano vecchi come i loro antichi vicini perché c’è qualcosa nell’aria che li rende dello stesso colore grigio e un po’ ammuffito. E se a qualcuno viene voglia di dire “che tristezza”…No. La tristezza non abita qui. E se vi capita di sentirvi tristi, entrate in una caffetteria a caso e mangiate una fetta di un dolce a caso. La tristezza uscirà dal vostro corpo in un baleno. E tornerà altrettanto in fretta quando riguarderete il vostro corpo dopo un mese. Ma voi dite come me: “Questa cavolo di lavatrice non funziona! Mi ha di nuovo ristretto i jeans!!” E la tristezza sparirà di nuovo.

ROYAL MILE: dal castello giù giù per un miglio fino alla residenza reale. C’è chi se la fa in bici, come il principe Carlo, c’è chi, come me, se la fa a piedi. Royal Mile è come la vita, cammini sulla via principale ma le vere meraviglie sono ai lati. Sto parlando dei Closes. Quei magici vicoli, un numero impecisato, giuro me li sono fatti tutti. Il mio preferito comunque rimane lui, Advocate’s Close…uscito direttamente dalla penna di JK Rowling, dietro una misteriosa insegna degna di Diagon Alley nasconde la casa più antica della città. E se vi venisse voglia di farvi leggere le carte o la mano o quello che volete c’è una chiesa sconsacrata dove per venti sterline vi diranno esattamente quello che volete sentire. Ma se volete la verità, se osate sfidare i lumini fuori dalle porte antiche dei cartomanti veri, addentratevi in Brodie’s Close. Niente paura e buona fortuna. E se mai vi capiterà di passare di la verso le cinque di mattina, quando tutti ancora dormono e i corvi ancora non sono di malumore, godetevi il suono dei vostri passi sulle pietre e fatevi confortare dalle campane di Saint Giles quando vi risuoneranno intorno….e dentro.

LE SALITE: forza non vi fate abbattere, diventeranno discese molto presto! E poi, andiamo…una settimana di queste strade e il vostro didietro sembrerà l’abbraccio di due Pringles!! [Scrubs stagione 1, ep.1. n.d.r.]

LO SCOZZESE: non è colpa vostra, davvero. Non sono stati anni di studi e soldi buttati al vento. Anche la Regina Madre non capirebbe un’acca. Se siete in difficoltà ci sono due parole a cui potete ricorrere: CHEERS, quando aprono una porta, quando vi danno qualcosa, quando brindate, sempre. E poi, ovviamente, il mio verbo preferito in inglese: GET. Get va sempre bene. Io quando non ricordo una parola ci schiaffo un GET , me la cavo alla grande e sono pure cool. GET è il PUFFARE dell’inglese.
You get it?

GLI SCOZZESI: è vero che quando parlano sembra che ti voglino uccidere…tanto per rendere l’idea nella versione originale dei Simpson, Willy il giardiniere sempre incazzato, è scozzese. Ma tranquilli, abbaiano ma non mordono. Uno, in fila al check in davanti a me m’ha chiesto scusa perché dovevo aspettare. Sono creature buone. L’unica cosa, non vi fate venire in mente di chiamarli britannici o inglesi perché sarebbe come sventolare bandiera inglese a Dublino il giorno di San Patrizio. Comunque le bandiere scozzesi tatuate sulle braccia degli uomini dovrebbero ricordarvi di evitare l’errore…

LA POESIA: per chi ama i cambiamenti, per chi non ha paura delle salite, per chi ama l’antico, per chi ama la magia, per chi ha voglia di una birra, per chi gli piacciono i quadretti, per chi è strano, per chi si vuole guardare dentro, per chi ama il verde, per i drogati di caffè, per quelli golosi, per i malinconici, per gli esploratori, per chi non gliene frega niente di scivolare ogni tanto, per chi ama il gotico, per chi…all’anima della festa preferisce quella in un angolo persa dentro se stessa. Per me di sicuro…

IL MIO ROSSETTO ROSSO

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Oggi sono andata a comprarmi un rossetto.
Ho cominciato a truccarmi quando avevo…13…si, 13 anni. Si comincia con un anonimo lucidalabbra color labbra, e si finisce a spendere 15 euro per uno rosso. Il rossetto rosso è un simbolo. Di cosa non lo so. E’ diverso per ognuno credo, maschio o femmina che sia. Il rossetto rosso perfetto. Quella è una delle mie chimere. Sono quattordici anni che cerco il rosso perfetto. Così oggi ci ho provato ancora una volta. Non è semplice.
Innanzitutto io odio le profumerie: odio i profumi (quindi mi da fastidio respirarci), e odio le luci al neon (quindi mi da fastidio guardarci dentro). Quindi devo fare in fretta. Il secondo problema sono le marche: si devono assolutamente evitare quelle con le pubblicità dove compaiono attrici o modelle, tutte glamour e glitterate. Costano troppo. Tranne quella con Kate Moss, quella è accessibile, chissà poi perché. Ci sarà stata la svalutazione dopo che ha sposato quel tizio pazzo, boh. Il terzo, insormontabile, problema che mi ossessiona è, come dicevo, il rosso perfetto. E’ un casino. Troppo chiaro, troppo scuro, troppo water shine, troppo antiacqua (si, è vero, puoi baciare chiunque fino all’alba, ma è come un tatuaggio….pensaci, perché è per la vita), troppo liquido (te lo ritrovi sui denti appena sorridi, per non parlare della sigaretta, e di conseguenza delle dita, e di conseguenza dei jeans dove ti pulisci le dita…insomma…un calvario). E poi…il colore che vedi sulla confezione è ingannevole, quasi mai corrisponde a verità. Allora non ti resta che splamarti il tester sulla mano. E anche se dopo un’ora di prove sembri una comparsa di un film di Tarantino, è comunque inutile…perché sulle labbra di ogni donna lo stesso rossetto rosso sarà di un rosso diverso. Quindi…non ti resta che scazzare, per l’ennesima volta.
Ho scelto quello che mi sembrava meglio. Sono arrivata a casa e me lo sono provato. Ecco. Infatti. Troppo chiaro.
Dovrò continuare a mescolare tutti i miei rossetti rossi per ottenere il mio rosso perfetto.
E allora mi chiedo: ma esiste davvero il rossetto rosso perfetto?
O esiste solo al cinema?

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