Io non sono mai stata capace di parlare di niente, nemmeno quando non avevo niente da dire.
Io, se parlo, è perché c’è qualcosa di cui parlare.
Io, lo giuro, vorrei avere la capacità di attaccare pippe. La vorrei, ma, accidenti a me, non ce l’ho.
La pippa nasce secondo me agli albori della società con l’avvento del Venerdì e del Sabato sera.
Mi si potrebbe far notare che ci sono persone che “parlano solo a pippe”. E’ vero. Non so se avete mai conosciuto persone così. La persona che parla a pippe si comporta così: sceglie un argomento insignificante, di cui a voi non importa un accidenti, e parte con la pippa infinita. Parla parla parla e voi, non potete fare niente. I maestri della pippa cronica sono, appunto, maestri, perché riescono a mantenere la pippa anche se voi evitate il contatto visivo, anche se guadate da tutt’altra parte. Loro continuano a parlarvi. L’unico modo per sopravvivere ad una pippa del genere è alienarvi e pensare ai fatti vostri, annuendo di tanto in tanto, poi, dopo un tempo infinito, quando la persona in questione ha le mucose secche e magari beve un bicchier d’acqua, voi dichiarate che dovete andare al bagno. Nel peggiore dei casi la pippa continua al vostro ritorno. Nel migliore dei casi il pippone è passato a qualcun altro, e voi siete salvi.
Secondo me queste persone sono malate e avrebbero bisogno di una cura psichiatrica, per smettere di rompere le palle altrui. La mia peggior pippa della storia è stata quella di una tipa che mi ha parlato per un’ora di un interruttore della luce. Queste persone sono fuori di testa, ma sono anche geniali. Provate voi a trovare qualcosa da dire su un interruttore, a me non riesce.
Comunque le pippe più comuni, dicevo, sono quelle del Venerdì e del Sabato.
Sono in realtà definite con un’espressione socialmente accettabile: “parlare del più e del meno”. Ma per me pippe sono e pippe rimangono. Non so come funziona dalle vostre parti, ma qui funziona così: il popolo livornese alla fine dell’estate, dopo che si è cotto bene bene il cervello al sole per sei mesi, sceglie un… chiamiamolo locale… dove passare l’inverno, per congelarsi il cervello e riscongerarlo l’Aprile successivo. Tutti i Venerdì e i Sabati sera un nugolo di persone si piazza (e questa è la parte che non capisco) FUORI dal suddetto locale, rigorosamente FUORI (se stai “dentro” sei OUT, notare la sottile genialità) e, drink in mano, semplicemente sta lì. E cosa cazzo ci stanno a fare? Direte voi. Ecco che entra in gioco la pippa. Tutta questa gente è ogni volta la stessa, e, nota bene…ormai si conoscono TUTTI. Ma si conoscono, non è che sono amici o che. Si conoscono. E con una persona che “conosci” non è che di solito ci esci, ci prendi un caffè o ci parli delle tue cose, no, ci parli “del più e del meno”. Gente di cui non te ne fotte una mazza, con cui però DEVI parlare, perchè sennò come lo passi il sabato sera? La pippa ci aiuta.
Io, davvero, mi ci sento male. Io non sono capace. Insomma… se me ne fregasse qualcosa di te sarebbe diverso, ma davvero, non so cosa dirti. Non è che con i vostri amici state lì a parlare di massimi sistemi tutto il giorno, ma insomma con loro potete parlare di un sacco di cose “più e meno”, tipo che ne so… un bel film che avete visto, un libro che state leggendo, spettegolate, parlate della vostra vita, che ne so! Ma con uno che con voi non c’entra un cazzo…. Potete palare solo del tempo. Se qualcuno in questo frangente vi chiede “Come va?” in realtà vi sta dicendo: “Facciamo finta di parlare, così gli altri vedono che facciamo vita sociale, non mi interessa in realtà come stai, fammi passare solo qualche minuto, così poi passo al prossimo”. E infatti di solito si risponde “Bene!”, che non è mai vero, è solo che accettiamo questo patto sociale non comunicativo in cui ci hanno trascinato contro la nostra volontà.
Quando mi portano in questi posti, dove regna questa comunicazione finta, questo parlare di niente per passare il tempo, io, in mezzo a quella folla blaterante vedo questo: me stessa, sola, circondata da una massa di persone che si muove a velocità rallentata e parla con la voce di un registratore che ha le pile scariche. Andate al diavolo voi, e le vostre pippe. E non so se ce l’ho di più con loro o con me che non sono come loro. So solo che vorrei essere da un’altra parte a fare tutt’altro.
Persone che parlano a pippe. Parlare di puttanate. Passare alla prossima pippa. Notate la ripetizione della P.
Pericolo, premier, papa, preti, pedofilo, porca puttana, patria, pena, puzza, pustola, piovra, pus, paio di palle, perdere, paura, pop, predicare, pazzia, peggio, picchiare, pestare, popò, pungiglione, povertà, pezzente, precariato, prigioniero, patetico, palloso, proprietà privata, paranoia, pinco pallino, porci, padroni, partiti, politici, panico, pistola, perire… potrei proseguire.
La P non porta cose buone.
Mi sento in dovere di riabilitare la P.
Pensiero, parola, pace.…profitterole.
LE PIPPE
marzo 20, 2009
Vita, riflessioni e pensieri Dubbi, Livorno, Noia, Paranoie, Parole, Persone, Sconforto, Smania 3 commenti
QUELLA CHE DA’ IL TITOLO
luglio 23, 2008
Vita, riflessioni e pensieri Errori, Felicità, Paranoie, Parole 1 commento
Io sono quella che:
scrive
si perde
va avanti
a volte resta indietro
non riesce a tenersi qualcosa dentro, nemmeno quando dovrebbe
quando è nervosa si smangiucchia la bocca
parla da sola
non guarda la televisione
non si è mai tinta i capelli
non si mette le lenti ma si tiene gli occhiali
analizza tutto
esige
annusa i libri
non riesce a portare rancore neanche a chi meriterebbe il peggio
si offende
smatta
soffre per cose che ormai dovrebbero essere sepolte
disseppelisce tutto
non ha mai tenuto la testa sotto la sabbia
ha reazioni esagerate
non lascia passare niente
si chiude nel silenzio passivo aggressivo
cerca
insiste
qualche volta getta la spugna
la vendetta non se la spiega
se non ti parla c’è un motivo
adora chi ha voglia di raccontare
non le piace l’altra faccia
è disordinata
si veste come le pare
pensa che fuggire a volte sia coraggioso e non codardo
ci hanno provato a convincerla che sbagliava
sbaglia
che va al cinema
adora lamentarsi
si muove a scossoni
è nata senza razionalità
dopo un bicchiere è già ubriaca
adora fare le valigie
detesta le feste
vuole dimostrare chissà che
non crede in Dio e non si è neanche mai posta il problema
gli “ismi” non la interessano
ha cambiato casa 11 volte
odia la domenica
ha bisogno di essere rassicurata
non riesce a fare pipì se qualcuno la guarda
il porgi l’altra guancia mettetevelo in quel posto
oddio a 30 anni finisce tutto?
non si abbronza
sbagliare strada porta in luoghi interessanti
la gente superficiale non la sopporta
non è mai andata all’asilo
cita i film
odia lo sport
se vede una cosa bella le vengono i brividi
le piacciono i diversi
sono tutti bravi finchè le cose sono piacevoli
dalla parte del bersaglio c’è rimasta da sola
ama nonostante pensi che sia una fregatura
non regge la moda
ha sempre freddo
le delusioni non si cicatrizzano
le piace dormire
fuma
le piace camminare
abolirebbe l’ultimo dell’anno
se non c’è l’arte non si vive
picchia sulla tastiera
se le piglia l’apatia è un casino
adora il sesso
non riesce a mantenere l’ordine
rimanere fedeli a se stessi è un lavoraccio
partirebbe tutti i giorni
rompe
aveva il terrore di ET
piange per tutto, anche senza motivo
ama le parole
se ne vuole andare
beve caffè
le piace la pioggia
mangia dolci
si sente sempre nel posto sbagliato
pensava ci fosse un vampiro nell’armadio dei suoi
cammina con l’ Mp3 nelle orecchie
se ascolta la musica che vuole, il mondo diventa come lo vuole lei
se la fa coraggiosamente addosso
morde la mano che l’aiuta,
solo per vedere se continua ad aiutarla dopo che l’ha morsa
se lo deve ricordare.
L’ALTRA FUGA
maggio 18, 2008
Parole e storie Dubbi, Parole Lascia un commento
Avete mai pensato a quanto sono diverse le definizioni a seconda di chi ve le da? Insomma…ci dovrebbe essere qualcuno di obiettivo in questo campo. Se non sei obiettivo non le dare, le definizioni, o almeno avverti che non saranno obiettive perché tu hai una tua visione del mondo e nessuno ti ci scrosta. Per esempio…prendete il mio antidiluviano vocabolario Devoto Oli, classe 1985. Ci sono, in codesto oggetto, alcune delle più raccapriccianti definizioni mai date, alcuni esempi? Eccoli:
AMORE: s.m. Fra due persone di sesso diverso, dedizione appassionata ed esclusiva ecc….
Beh, wow. So che erano i lontani anni 80, comunque, complimenti…W la libertà.
SCOPARE: v. tr. 1.Spazzare con la scopa (e fin qui ok…); 2.Unirsi carnalmente ad una donna.
Anni di lotte femministe buttati al vento.
Vi ricordate quando cercavate le parolacce sui vocabolari da ragazzini? Tutti lo facevamo no? Io mi ricordo perfettamente…quando lessi questa definizione. Mi si scatenò improvvisamente il segone mentale. L’amore è fra due persone di sesso diverso e basta…si scopa con le donne e basta. Ok, ci sono. Quindi…vediamo se ho capito…Se uno è gay l’ha avuta, non può né amare né scopare, niente. Se una è lesbica non può amare, però può scopare, è già qualcosa. Ma io? Io sono una donna e devo amare esclusivamente un uomo, e va bene, però poi devo scopare con una donna. Giusto? Insomma…ci andai in paranoia. Allora cercai questa parola sul vocabolario, tanto per essere sicura del mio stato.
PARANOIA: s.f. Psicosi caratterizzata da un delirio cronico, che evolve lentamente lasciando integre le restanti funzioni psichiche.
Evolve lentamente…non si ferma…un’inarrestabile lenta agonia. Quindi, secondo questo vocabolario ero spacciata. Non mi sarei più ripresa. Non c’erano vie di fuga. Fuga, la fuga…vogliamo cercare FUGGIRE? Vediamo che ci dice.
FUGGIRE: v tr. e intr. Evitare per viltà o timore.
No, questo è troppo! Questo non lo accetto. E’ troppo. Viltà??? Quindi la fuga è una cosa brutta? Una cosa da codardi? Quancosa che non si fa? Io non lo so…Non c’è da stupirsi che io sia cresciuta con una personalità cronicamente depressa e autoalienante se il mio primo mezzo di interpretazione del mondo è stato questo oggetto malefico. Tutti se la prendono con i Videogames e i cartoni e la tv, ma a nessuno viene in mente di controllare e approvare i vocabolari??? Le definizioni dei concetti che ci stanno dentro plasmeranno le future visioni del mondo! Ci vogliamo stare un po’ più attenti porca miseria!? Prendete me come esempio: io amo, non scopo, sarò per sempre in paranoia e non potrò fuggire da tutto questo perché non è moralmente accettabile.
Urgono risposte. Ho bisogno di nuove definizioni…Vediamo un po’…Peschiamo da dizionari a caso…
AMORE: s.m. Affetto vivo, desiderio ardente verso una persona o una cosa. Amore di sé, innato nell’essere umano, riguardante la propria esistenza;
SCOPARE: v. tr. o intr. Avere un rapporto sessuale (con).
PARANOIA: Condizione di crisi o di insofferenza profonda, anche se temporanea: entrare, cadere, andare in p.
E vogliamo proprio ampliare i nostri orizzonti? Allora consultiamo l’Oxford sul concetto di fuga…
ESCAPE: 1. Get free from something or someone; 2. Succeed in avoid something bad.
Allora tiriamo le nuove somme:
Posso amare qualsiasi persona o cosa io voglia, senza limitazioni…in più mi dicono che in me c’è un senso d’amore innato verso me stessa e la mia esistenza. Ma senti. Posso scopare anch’io e in più…mi dicono che scopare non è per forza transitivo, ci si può mettere un CON dopo, non necessariamente un complemento oggetto. Questo mi piace…cominciavo a pensare che uno dei due dovesse essere l’oggetto per forza. Inoltre ho scoperto che la mia condizione di paranoia è solo temporanea. Questo è un passo avanti davvero. C’è speranza anche per me. E la fuga signori miei…LA FUGA…la fuga non è una cosa brutta. La fuga vuol dire GET FREE. Liberarsi. Evitare qualcosa di male. Fuggire non è il male. Si fugge DAL male. Fuggire non è da codardi. E’ restare che è da masochisti.
Se solo avessi avuto un altro dizionario fra le mani quando ancora non sapevo cosa voleva dire tutto…
COME QUANDO FUORI PIOVEVA
maggio 18, 2008
Amore sesso e relazioni, Vita, riflessioni e pensieri Amore, Dubbi, Parole, Relazioni Lascia un commento
9 Luglio 2007
Ultimamente mi è capitato di riflettere sui rapporti di coppia. Anzi, sul concetto stesso di coppia. Coppia…coppia…coppia…mmm…accoppia coppia scoppia.
Io ho sempre odiato le coppie. Le uniche coppie che tollero sono quelle del poker. Vanno bene anche doppie, anzi meglio. Non ho mai sopportato sentir parlare di “coppie”. Sapete quella gente che fin dalla tenera età di 15 anni comincia dire cose tipo “eravamo io, il mio ragazzo e un’altra coppia”? Ecco, io già da allora i brividi. Non c’è niente di più deprimente di questa frase per le mie orecchie. Tipo “siamo andati a cena in coppie”, mi da l’idea di gente che mangia a due a due dallo stesso piatto. Il gioco delle coppie poi non ne parliamo. Mi stava troppo sulle palle. E’ questa storia della coppia che proprio non mi va giù, diciamolo. Sono stata la metà di una coppia, ma non mi sono mai realmente vista così. Voglio dire, sentir parlare di un individuo come parte di una coppia, ma fa pensare ad un calzino, che se un giorno si ritrovasse spaiato finirebbe nella spazzatura.
Secondo me c’è stato un travaso di significati. Per esempio, prendete le carte… “una coppia di donne” a carte ha senso, ma per esempio…quanti di voi si sognerebbero di dire “sono andata a cena con una coppia di amiche”? Nessuno! Direste “con due” amiche, o al massimo “con un paio di” amiche. Il senso di coppia si è proprio cementato intorno a due che stanno insieme. Sempre. Sempre appiccicati. Così tanto da fondersi entrambi, questi due poveracci, in un’unica, arroccata, indissolubile, cosa: la coppia.
Io, da quando ho le dita per contare, ho sempre inseguito la ferma convinzione che, da che mondo e mondo, uno più uno faccia due. Ecco: 1+1=2. Non UNA coppia. Non è lo stesso! Il concetto di UNA coppia mi fa andare di volta il cervello. Lo so che nella parola “coppia” sono incluse due persone distinte, ma…sono relegate all’interno dell’articolo UNA. Riflettere. Cos’è una specie di ossimoro? Una contraddizione in termini? Il famoso esempio di tutti i libri di poesia dei licei “il silenzio assordante”? Non è concepibile il concetto di “una coppia”…capito…perché non ci si capisce…è una o sono due? Il concetto di “paio” va bene…perché la nostra lingua prevede che esista anche il concetto di spaiato, che si…è un po’ incasinato, ma tutto sommato va bene, se la cava. Il poveraccio che non fa parte di una coppia si ritrova “scoppiato”. Questo non va bene. E’ come dire che uno che non fa parte di una coppia ha per forza avuto uno di questi miseri destini:
1. è esploso ed è morto
2. ha avuto uno scatto d’ira violenta dopo un periodo di calma innaturale in cui ha ingoiato svariati rospi
3. è uno che si fa di canne dalla mattina alla sera senza speranza di uscirne
4. è stato scoperto mente faceva qualcosa di male
Comunque oggi, miei cari, la coppia sta scomparendo. Non esiste più.
Ho la fastidiosa abitudine di osservare e analizzare persone e rapporti intorno e dentro di me. E ho notato una cosa: se l’amore ci rende splendenti e vivi, la coppia ci abbrutisce a tal punto da farci diventare un mero fantasma di noi stessi. La coppia è come il Tranello del Diavolo (vedi Wikipedia.org), l’unico modo per sfuggire ai suoi tentacoli è sconfiggerla con il fuoco e la luce. La coppia. C’è chi ci si aggrappa come su uno specchio molto scivoloso. C’è chi proprio invece non ci si può vedere come la dolce metà di un’unica indissolubile adorabile melina zuccherosa. C’è chi invece riesce a rimanere un individuo a sé stante anche se mescolato in modo indissolubile ad un altro. Ma per quest’ultimo caso ci vuole davvero l’incontro di due personalità fuori dal comune. La prima cosa che mi viene a mente per spiegare questo concetto sono le due case, una blu e una rossa, separate ma unite da un ponte, in cui vivevano Diego Rivera e Frida Kahlo. Ma la maggior parte di noi ha una personalità molto comune. La maggior parte di noi è cresciuta con l’idea di coppia stampata a fuoco nel cervello e quell’idea ha seguito strenuamente. Ma quando si parla di rapporti di coppia solo due cose sono certe: l’abbrutimento e il pugno di mosche con cui uno o l’altro, prima o poi, si ritroverà.
Le cose stanno cambiando signore e signori.
Abbiamo visto le nostre amiche rinascere a rinnovata bellezza dopo essersi lasciate. Sono tornate splendide e bellissime. Le loro labbra si sono ridipinte di rosso e sono tornate a ballare da sole. L’hanno fatta finita di sorbirsi tornei infiniti di Playstation, partite di pallone ed estenuanti concerti metal. Le abbiamo viste sedute intorno ad un tavolo, con i bicchieri in mano, a parlare come solo le donne sanno fare.
Abbiamo guardato i nostri amici ritornare alla vecchia simpatia e libertà dopo essersi liberati di qualche donna isterica. Hanno smesso di sorbirsi sindromi premestruali. L’hanno finalmente piantata di fingersi interessati alla moda. Hanno smesso di fingere di trovare simpatico il fidanzato dell’amica del cuore della propria ragazza.
Abbiamo visto coppie, che sembravano essere nate apposta già così, dissolversi nel niente e lasciare due individui che, finita la coppia, a malapena si parlano. E allora ci troviamo di fronte alla falsità di quello che erano.
La coppia. Inventata dai nostri antenati per avere le doti delle mogli, un marito che le mantenesse. La coppia per vendere biglietti a san valentino ed anelli di fidanzamento. Il mito vive al cinema. La musica prova a raccontarci la verità di separazioni e disperazione. Le cose son cambiate. Ci siamo stufati dei rapporti a due. Che sono destinati a finire, che sono destinati a dimostrarci che era falso quello che si viveva. Intorno a noi risuonano i ritornelli conosciuti:
1. il classico finto paranoico “per me ora non è il momento ”
2. l’originale americano, l’apatico “non ho le energie per avere una storia ”
3. il veramente maturo “mi voglio divertire ” (e la domanda sorge spontanea: io ti annoio per caso?)
4. l’introspettivo “voglio stare da sol@ ”
5. il vendittiano al contrario “insieme mai per chi è amico come noi “
6. ed infine lui, il sempreverde, il più quotato, quello che come il nero va su tutto, ladies and gentlemen! L’unico è il solo! L’inimitabile: “non mi voglio impegnare ”
Mi chiedo: che questa sia diventata la regola? Cha sia giusto così?
E’ ora di ridefinire i nostri rapporti con qualcosa di nuovo. Lo dobbiamo inventare noi. Dobbiamo trovare un nuovo modo che concili il nostro amore, che è rimasto sempre lui, con le nostre nuove vite. Perché la strada di prima oramai non ci appartiene più. Almeno ad alcuni di noi. Sveglia gente! La coppia come ce la siamo sempre immaginata non funziona più.
Se siete una donna e un jack a picche, se siete a cuori, o anche a quadri…be’ lasciate perdere, uno di voi vedrà sempre l’altro che gli volta le spalle.
Se siete una donna e un jack a fiori, per voi c’è ancora una speranza, voi siete gli unici che si possono guardare sul serio.
E il joker giura, che non riderà di voi.

