Signora Morte, io arrocco.

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Allora, la riflessione è la seguente:
Immaginiamo per un attimo di non essere creature mortali. Immaginiamo di avere davanti a noi l’eternità. Ci saremo. Qualsiasi cosa faremo, noi ci saremo. Non siamo questi fragili esseri che hanno una data di scadenza come le mozzarelle.
Che cosa fareste?
Personalmente ho avuto una reazione a questo pensiero che non mi aspettavo.
La prima cosa che mi è venuta da dire è stata: “Farei tutto quello che voglio fare”.
Buffo no?
Pensare di avere un tempo infinito mi rende coraggiosa, mentre avere a disposizione un tempo limitato mi terrorizza a tal punto che per evitare di fare cazzate, magari ecco…ci penso talmente tanto che alla fine, è ovvio, con tutto quel ragionarci su trovo sei miliardi di ragioni per non farle.
Quindi è così? Poco tempo = non si fa nulla. Tempo infinito = facciamo di tutto. Non lo so. Da una parte mi sembra che abbia una sua logica contorta: la morte che incombe sulle nostre teste ci blocca. Ci fa pensare alle conseguenze: al 730, alle bollette, alle rate da pagare. No? Io se penso alla morte mi vengono anche a mente queste cose.
In una vita ideale dove la morte non ci mette i suoi bastonacci fra le ruote, tendiamo a non preoccuparci delle scadenze, e quindi ad agire liberamente.
Dall’altra parte però è assurdo pensare di buttare via il nostro tempo facendo quello che ci si aspetta di fare solo perchè ad un certo punto dobbiamo schiattare. Dovrebbe essere il contrario… visto che non ho tutto ‘sto tempo eterno mi do da fare, che in parole povere sarebbe “faccio un po’ il cazzo che mi pare e andate tutti a farvi fottere”, ma anche solo la prima parte, senza offese. Era solo per mettere un po’ di enfasi.

NEWAGE KNOWLEDGE

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Voi siete di quelli che se qualcuno vi regala qualcosa che non vi piace fate la faccia felice e ve lo tenete? O siete di quelli che fanculo-dammi-lo-scontrino-che-la-cambio-sta-ciofeca?
Io dipende. Se della persona non me ne frega niente faccio la faccia felice e ficco la ciofeca nell’armadio, dietro ai jeans che tengo lì nel caso un giorno mai ci rientrassi, alcuni sono lì dai tempi di Beverly Hills 90210. Se invece alla persona voglio bene mi incazzo e faccio la faccia delusa.
Ma mai e poi mai cambierei un regalo che non mi piace.
Quindi questo è il punto: se una cosa non mi piace faccio finta di non vederla o al massimo mi deprimo perchè non mi piace, ma non la cambio. Assurdo, vero?
Una volta in una di quelle orride catene new age che ti arrivano peggio dei cavalli di troia sulla posta elettronica, ho letto che un tizio molto new age, in un momento molto new age, sicuramente in un luogo e con un vestito mooolto new age, ha tirato fuori ‘sta frase:
“Il passato è la storia, il futuro è un mistero, il presente è un presente”
Capito che genio? Cioè… capito!? Il presente? Un presente! Cioè… un regalo! Capito il gioco di parole new-age-interpretativo no? Un frase carica di newaggismo.
E allora mi chiedo: che speranze ha una come me?
Che di new age su il curriculum al massimo può vantare qualche namihorenghechiò buttato lì in un tempio buddista, dove tutti la volevano convincere che la vita è bella, e il dolore è bello e tutto è molto bello, bello bello in modo assurdo, senza riuscirci. E vanta persino un corso di yoga di qualche mese che se si faceva di psicofarmaci almeno non le veniva il maldischiena e l’iperventilazione e il flusso di pensieri incessante che scattava al semplice “adesso svuotate la mente”.
Svuota un paio di palle, armonia del cosmo un altro paio. E fanno due paia di palle. Quattro palle.
Se il passato, con tutti le sue speranze distrutte, con le sue decisioni sbagliate, con le sue relazioni finite male, con i suoi ricordi, con i suoi brufoli e con le sue taglie in meno ci pesa sulle spalle ad ogni risveglio…
Se il futuro con la sua incertezza, la pensione, le sue catene, la sua sequela di giorni tutti uguali, i suoi eventuali pannolini e cacca e strilli, i suoi mutui, i suoi problemi che tanto ci saranno, ci ossessiona da quando apriamo gli occhi la mattina a quando non riusciamo a richiuderli la notte…
A volte il presente, nonostante tutte le sue cose buone, non ci si può far niente, ma sembra un presente che vorremmo poter cambiare con uno scontrino o magari chiudere in fondo all’armadio, e chissà…magari un giorno, come i jeans anni ’90, non ci starà più stretto.

QUELLA CHE DA’ IL TITOLO

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Io sono quella che:

scrive
si perde
va avanti
a volte resta indietro
non riesce a tenersi qualcosa dentro, nemmeno quando dovrebbe
quando è nervosa si smangiucchia la bocca
parla da sola
non guarda la televisione
non si è mai tinta i capelli
non si mette le lenti ma si tiene gli occhiali
analizza tutto
esige
annusa i libri
non riesce a portare rancore neanche a chi meriterebbe il peggio
si offende
smatta
soffre per cose che ormai dovrebbero essere sepolte
disseppelisce tutto
non ha mai tenuto la testa sotto la sabbia
ha reazioni esagerate
non lascia passare niente
si chiude nel silenzio passivo aggressivo
cerca
insiste
qualche volta getta la spugna
la vendetta non se la spiega
se non ti parla c’è un motivo
adora chi ha voglia di raccontare
non le piace l’altra faccia
è disordinata
si veste come le pare
pensa che fuggire a volte sia coraggioso e non codardo
ci hanno provato a convincerla che sbagliava
sbaglia
che va al cinema
adora lamentarsi
si muove a scossoni
è nata senza razionalità
dopo un bicchiere è già ubriaca
adora fare le valigie
detesta le feste
vuole dimostrare chissà che
non crede in Dio e non si è neanche mai posta il problema
gli “ismi” non la interessano
ha cambiato casa 11 volte
odia la domenica
ha bisogno di essere rassicurata
non riesce a fare pipì se qualcuno la guarda
il porgi l’altra guancia mettetevelo in quel posto
oddio a 30 anni finisce tutto?
non si abbronza
sbagliare strada porta in luoghi interessanti
la gente superficiale non la sopporta
non è mai andata all’asilo
cita i film
odia lo sport
se vede una cosa bella le vengono i brividi
le piacciono i diversi
sono tutti bravi finchè le cose sono piacevoli
dalla parte del bersaglio c’è rimasta da sola
ama nonostante pensi che sia una fregatura
non regge la moda
ha sempre freddo
le delusioni non si cicatrizzano
le piace dormire
fuma
le piace camminare
abolirebbe l’ultimo dell’anno
se non c’è l’arte non si vive
picchia sulla tastiera
se le piglia l’apatia è un casino
adora il sesso
non riesce a mantenere l’ordine
rimanere fedeli a se stessi è un lavoraccio
partirebbe tutti i giorni
rompe
aveva il terrore di ET
piange per tutto, anche senza motivo
ama le parole
se ne vuole andare
beve caffè
le piace la pioggia
mangia dolci
si sente sempre nel posto sbagliato
pensava ci fosse un vampiro nell’armadio dei suoi
cammina con l’ Mp3 nelle orecchie
se ascolta la musica che vuole, il mondo diventa come lo vuole lei
se la fa coraggiosamente addosso
morde la mano che l’aiuta,
solo per vedere se continua ad aiutarla dopo che l’ha morsa

Io sono quella che:
se lo deve ricordare.

LA MIA CAPTCHA ANTI SPAM

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Allora invasati di internet…mi è venuta a mente una cosa.

Avete presente quando volete modificare la vostra paginetta di Mypace per esempio, e si apre quella pagina con quella figura strana con i numeri e le lettere e vi chiedono di digitarli? Insomma la Captcha? Ecco…quella cosa serve per capire se voi siete umani o meno, serve per bloccare lo Spam e il Pishing.

Cioè in pratica se sei un essere umano passi, se sei spam, resti fuori: il concetto base è questo.

Vi è mai capitato di conoscere qualcuno, che vi piaceva? Di lasciarla o lasciarlo entrare nella vostra vita e tutto…e poi ad un certo punto, magari anni dopo, questo tizio o tizia…nel giorno del giudizio si è rivelato essere una persona di poco conto? Intendo dire poco poco.

Di cosi poco conto da farvi rimangiare fino all’ultima parola buona spesa per lui/lei a tal punto da ingrassare? Ingrassare per discorsi rimangiati è roba eh!

Di così scarsa profondità da farvi mettere lì a riflettere davanti ad una tazza di tea, a ripensare alle cose che avete condiviso e fatto con questo/a e a farvi esclamare: “Hey! Io rivoglio indietro tutto!”.

Di così tanta inutilità che ci avete pianto e siete pure indispettiti per averci pianto, allora piangete perché vi sentiti stupidi ad averci anche pianto, e rivolete indietro anche le lacrime perché non le volevate sprecare per qualcuno di poco conto appunto, ma magari per un bel film.

Di valore così rasente allo zero da farvi seriamente rimettere in discussione il vostro modo di vedere il mondo, di vedere la gente, di vivere la vostra vita e soprattutto da non farvi più fidare della vostra capacità di giudizio?

Ecco a me non era mai successo niente del genere prima…quindi insomma come uno può capire, la cosa mi ha fatto un po’ sprofondare lo stomaco ecco. Avete presente la sensazione della nutella? C’è un enorme barattolo di nutella sullo scaffale. Ogni giorno lo vedete e siete felici, non tanto perché avete bisogno di mangiare la nutella ogni cinque minuti, ma perché semplicemente sapete che in caso di bisogno la nutella è lì, sul vostro scaffale. Poi arriva il giorno che vi sentite soli depressi e disperati, capita a tutti no?, andate fiduciosi verso lo scaffale, aprite il barattolo e dentro non c’è NIENTE. Scoprite che non c’è mai stato niente, che era solo un barattolo promettente e basta, ma era vuoto. Insomma alla fine è solo nutella…uno va al supermercato e se la ricompra ecco. Ma quando guardi in una persona e scopri la superficialità è un po’ diverso.

E’ arrivato il dolore.

Poi una volta passato il dolore è arrivata l’incazzatura, breve ma intensa.

Dopo l’incazzatura è arrivata la risata. Lunga, divertente, di gusto, e lo devo dire: di superiorità, perché insomma…diciamoci la verità io non mi cambierei con qualcuno così…certo queste persone vivono meglio di sicuro…ma infondo fanno ridere. C’è una cosa che ho sempre sentito dire e ora ho sperimentato che vuol dire: che le persone non tirano fuori quello che sono quando va tutto bene ed è tutta una gran festa, e ci si fanno le foto stupide e felici, ma quando le cose si complicano o si mettono male ed è allora che si capisce chi sono veramente. Poi riguardi le foto e ti senti stupido sul serio, e ti viene voglia di buttare via la macchina fotografica.

Ecco…però la cosa ha lasciato il segno insomma e quindi ci ho pensato tanto. Perché uno sta attento al genere di gente che si mette intorno, alcuni prendono morti e feriti perché in un certo periodo della vita li torna comodo così, ipocriti opportunisti superficiali (chiamiamo la gente con il loro nome via!), ma non è il mio caso, non lo è mai stato. Sono sempre stata attenta a chi permettevo di influenzarmi, a chi permettevo di “modificarmi”, e ho toppato. Toppato alla grande proprio…E non una ma due volte! Roba seria! Quindi ecco cosa ho pensato:

Che sarebbe grandioso se esistesse una Captcha per gli esseri umani, tipo…sei la bella persona che sembri o alla resa dei conti ti rivelerai solo spam? Perché se sei spam resta fuori, non mi interessi, levati di torno. In questo modo ci si eviterebbe di buttare nel cesso parole, lacrime, serate, affetto, esperienze e tutto il resto. Se invece sei bello sul serio, entra, modifica, fai quello che vuoi, fammi anche male se capita perché so che non lo farai per farmi soffrire ma perché avrai solo sbagliato, sei il benvenuto e se serivisse un giorno mi taglierò anche un braccio per te, perché so che tu faresti lo stesso.

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