LA MIA BELLA FRIDA

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Mi è capitato spesso di vedere gente che arriccia il naso davanti una fotografia di un quadro di Frida Kahlo, tipo nel mio salotto ad esempio, e non mi sono mai stupita di questo. Perché l’arte a cui ha dato vita questa donnina è infusa di una bellezza che decisamente non è comune.
Può anche darsi che qualcuno non giudichi “bellezza” la sequela di ferite, sangue, lacrime, autoritratti di una donna che si è dipinta con i baffi e le sopracciglia unite e questo è comprensibile. La verità però è che Frida si era resa conto di una cosa molto semplice: una cosa è essere se stessi, con il proprio corpo e le proprie sensazioni, e un’altra cosa è essere belli. La descrizione fatta dal suo ex fidanzato, Alejandro, di Frida nuda, sanguinante e inondata d’oro dopo quel suo incidente, dà un’immagine bellissima e raccapricciante di lei e mi fa pensare che non avrebbe mai potuto dipingersi diversamente da questa bellezza terribile e completamente stravolta.
Raffigurando cose comunemente ritenute brutte, dolorose, crudeli con una visione tanto chiara quanto fiera di se stessa, Frida ha scoperto un altro tipo di bellezza, che certo non coincide con il modello corrente. Ha scoperto quella bellezza che esiste nella verità di essere se stessi, nella realtà delle cose che succedono, e le ha rappresentate come sono, senza intervenire sulla loro estetica per mitigarne la durezza. Questo modo di concepire la bellezza come conoscenza di sé richiede un grande coraggio ed è il suo tributo a tutto ciò che solitamente è relegato ai margini: quelle culture, quelle donne e quei fatti della vita che sono invisibili in un mondo dove solo il “fotogenico” merita uno sguardo. Ed è proprio in questo periodo storico, che tende a massificare tutto e tutti, che i personaggi come Frida fortunatamente crescono e divengono icone, modelli di pensiero e comportamento. Non per tutti è ovvio, la maggior parte ancora è ferma alla solita esclamazione “Boia! C’ha anche ir monociglio!!!”….

 

 

 

PSICOPATOLOGIA DA CELLULARE

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Io davvero, lo giuro, a volte fatico a comprendere la mente femminile. Almeno…credo sia solo una cosa da femmine, non lo so. Comunque, l’ansia. Sapete di quelle ansie che solo un ragazzo può farti venire? Insomma…mi chiedo…come si può cambiare la visione di se stessi a seconda di come ci sembra che qualcun’altro ci veda? Una frase detta con il tono e lo sguardo giusto dal ragazzo giusto e noi, improvvisamente…si diventa le donne più belle del mondo. Una cosa non detta, quando noi la volevamo sentir dire, quando noi ci si aspettava, e subito…ci trasformiamo nella Banshee della brughiera, con artigli, urla e tutto il resto. Prendete me per esempio…io sono una di quelle psicopatologiche da cellulare senza speranza. Una di quelle che se aspetta una telefonata (da un ragazzo eh, il resto del mondo chisenefrega) e il cellulare disgraziatamente si scarica e spegne, è anche capace di mettersi a piangere e tornare a casa per attaccarlo alla corrente. Io sono una di quelle che se uno non risponde al messaggio, da fondo alla scorta di sigarette, caffè e cioccolata. Io sono quella povera isterica che fissa il cellulare mangiandosi le unghie e quando lui chiama usa il tono di voce di quella che “non me ne frega niente che hai chiamato”. E’ estenuante…cercare di fare a tutti i costi la fiamma, se in realtà, in quella realtà che tanto si rinnega, ci si sente una povera falena. Ma i ragazzi sono così? Loro giocano secondo le nostre stesse ridicole regole o no? Giochiamo da sole un gioco che loro non capiscono? …o che fanno solo finta di non capire? Comunque sia, il gioco, lo stanno conducendo loro. Che siano in realtà molto più furbi di quello che danno ad intendere?

BRIDGET JONES MI FA UNA PIPPA

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15 Febbraio 2007

Qualche giorno fa…
I miei sono partiti per una settimana.
Io, finalmente, di nuovo sola in casa. Non mi sembra vero.
E sempre qualche giorno fa…
Ore 14.30: mi sveglio.
Ore 14.32: bevo caffè.
Ore 15.00: mi sveglio e mi accorgo che ho esaurito la scorta cibo-da-dvd/libro/computer.
E visto che in questo periodo guardare film, leggere e stare al computer mangiando e bevendo ogni sorta di schifezza e fumando cicchini è diventata la mia principale occupazione, decido di vestirmi e uscire di casa per andare all’Ipercoop.
Berretto calato sulla faccia, occhiale da sole, calzini spaiati (tanto nessuno li vede), scarpe da tennis bucate (tanto non piove), cispa nell’occhio destro, canottiera della salute ancora sotto la maglietta, mi avvio verso il centro commerciale. E’ una di quelle cose, sapete…che anche le ragazze più fissate con trucco e parrucco, tutte rossetto e pizzi, di solito fanno, se sanno di fare una spesuccia che richiede giusto 5 minuti. Inutile fare il restauro completo di un’ora, soprattutto se non si è ancora completamente svegli. Verrebbe fuori una cosa tipo quadro di Picasso, che io oltretutto non sopporto. E…si, lo so…di solito il non-restauro corrisponde matematicamente all’incontro-con-ragazzo-bellissimo. Ma, fortunatamente, non era quello il giorno. Ho davvero scritto “fortunatamente”? Vabbè……comunque…
Mentre mi aggiravo fra gli scaffali per il mio junkie-food-shopping…li ho visti.
Il mio ex/ex ragazzo e la sua nuova/nuova ragazza che facevano la spesa.
Embè? Penserà qualcuno.
Eh lo so…Embè?
Il fatto è che…queste cose fanno pensare.
Questi due ragazzi sono andati a vivere insieme da poco. Nella loro casa. “Loro”. Loro due sono un “Loro”. Io quando ero un “Loro” ho fatto consapevolmente di tutto per tornare ad essere un “Me”. E ora come sono? Un “Me” incasinato. Un qualcosa tipo…“Un po’ Me un po’ Lui”? In pratica un Me disperato. E loro invece…loro erano lì che facevano la spesa insieme. Con del cibo che avrebbero cucinato insieme. Cibo vero. Cotto. No pizza scongelata nel microonde mangiata davanti alla tv maledicendo sky che fanno tutti film già visti. Cibo mangiato a tavola insieme. Non da soli a sedere sul tappeto del salotto. E io? E io eccomi lì. Marshmallows e birra in una mano, M&M’s e Pringles nell’altra, Coca Cole sotto le ascelle, che mi nascondevo fra gli scaffali mentre inciampando mi cadevano dalle orecchie gli auricolari dell’Mp3. Maledetta Me.

IL MIO ROSSETTO ROSSO

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Oggi sono andata a comprarmi un rossetto.
Ho cominciato a truccarmi quando avevo…13…si, 13 anni. Si comincia con un anonimo lucidalabbra color labbra, e si finisce a spendere 15 euro per uno rosso. Il rossetto rosso è un simbolo. Di cosa non lo so. E’ diverso per ognuno credo, maschio o femmina che sia. Il rossetto rosso perfetto. Quella è una delle mie chimere. Sono quattordici anni che cerco il rosso perfetto. Così oggi ci ho provato ancora una volta. Non è semplice.
Innanzitutto io odio le profumerie: odio i profumi (quindi mi da fastidio respirarci), e odio le luci al neon (quindi mi da fastidio guardarci dentro). Quindi devo fare in fretta. Il secondo problema sono le marche: si devono assolutamente evitare quelle con le pubblicità dove compaiono attrici o modelle, tutte glamour e glitterate. Costano troppo. Tranne quella con Kate Moss, quella è accessibile, chissà poi perché. Ci sarà stata la svalutazione dopo che ha sposato quel tizio pazzo, boh. Il terzo, insormontabile, problema che mi ossessiona è, come dicevo, il rosso perfetto. E’ un casino. Troppo chiaro, troppo scuro, troppo water shine, troppo antiacqua (si, è vero, puoi baciare chiunque fino all’alba, ma è come un tatuaggio….pensaci, perché è per la vita), troppo liquido (te lo ritrovi sui denti appena sorridi, per non parlare della sigaretta, e di conseguenza delle dita, e di conseguenza dei jeans dove ti pulisci le dita…insomma…un calvario). E poi…il colore che vedi sulla confezione è ingannevole, quasi mai corrisponde a verità. Allora non ti resta che splamarti il tester sulla mano. E anche se dopo un’ora di prove sembri una comparsa di un film di Tarantino, è comunque inutile…perché sulle labbra di ogni donna lo stesso rossetto rosso sarà di un rosso diverso. Quindi…non ti resta che scazzare, per l’ennesima volta.
Ho scelto quello che mi sembrava meglio. Sono arrivata a casa e me lo sono provato. Ecco. Infatti. Troppo chiaro.
Dovrò continuare a mescolare tutti i miei rossetti rossi per ottenere il mio rosso perfetto.
E allora mi chiedo: ma esiste davvero il rossetto rosso perfetto?
O esiste solo al cinema?

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