Ogni inizio d’anno nuovo entro in una fase di intorpidimento mentale paranoico. Fate conto di essere nello strettissimo cratere di un vulcano, ma al contrario. Con il magma che vi ribolle sotto i piedi, ma niente altro che nude rocce ignee intorno a voi. Va da sé che non potete né stare fermi dove siete, né cercare di andarvene in alcun modo.
Stati mentali senz’altro gonfiati dagli inevitabili bilanci e propositi portati da ogni sedicente “nuovo inizio”. A complicare l’allegro umore: il mio compleanno, che sta in agguato proprio alla fine di questo mese di Giano, maligna divinità che con le sue due facce, una rivolta indietro e avanti, mi squilibra.
Ho sempre avuto le idee perfettamente chiare su cosa non volevo essere. Di questo devo rendermene merito. Per il resto, anno dopo anno, mi scontro con la durissima consapevolezza di essere ad un punto morto. Sempre più morto mano a mano che invecchio. Un completo, assoluto disastro di persona.
Un cervello che non mi fa accontentare mai di niente, lasciato in balia di sé stesso senza mappa né bussola né direzione, combinato con la mia innata pigrizia, la mia indolenza e svogliatezza e il gioco è fatto. Un’ameba in paranoia tendente al lamentio infinito. Se non potete aiutarmi, lasciatemi nel mio mondo. Via tutti. Ma da quando siete andati via mi sento sola e triste. Tornate! E si ricomincia.
Quasi 32 anni e ancora non ho capito alcune lezioni fondamentali della vita.
Che non serve lamentarsi se poi non si fa niente.
Vero, ragionamento che non fa una piega. Peccato che io amo lamentarmi e amo non fare un cazzo. Come la mettiamo?
Che non si può non volere un posto fisso, e poi lamentarsi di rimanere senza lavoro.
Problema per ora inesistente in effetti, dato che i posti fissi capitano sempre agli altri. Però su questo una cosa l’ho capita: rimanere per un lungo periodo senza lavorare mi manda in crac il cervello. Questo spiegherebbe perchè sono qui ora.
D’altra parte fare lo stesso lavoro fino alla pensione sarebbe equiparabile dal mio punto di vista ad un lento suicidio. Altro problema inesistente al momento. La pensione. Una roba tipo… la guerra nucleare. Ce ne preoccuperemo quando sarà il momento.
Che bisognerebbe ogni tanto fare qualcosa che ci fa paura.
Sacrosanto. Il problema è che se una cosa ti fa paura, e la paura non è una sensazione che ti piace, perchè quella cosa la dovresti fare? Illogico.
Che non bisognerebbe perdere troppo tempo a pensare di fare una cosa, perchè la nostra testa è bravissima a trovare validi motivi per non farla, portandoci alla fine a non farne di nulla, e rimanere dove siamo.
Vero. E’ però altrettanto vero che non è sempre così. Basta pensare a cose come il suicidio, il troppo bere o la droga pesante.
Qui abbiamo bisogno di principi sempre validi, signore e signori. Dichiaro pertanto nulla la lezione di vita sopracitata.
La verità è che tutto è vero, ma anche il contrario di tutto. E’ un macello.
Così non solo sento che le mie potenziali decisioni sono affossate e bloccate in partenza dalla realtà di fuori, che non è come quella dentro, ma mi sento anche sola in questo.
Forse mi vengono questi pensieri perchè mi stanno per venire mestruazioni, non lo so. Forse perchè mi ricordano che il ciclo doloroso e fastidioso a cui mi sottopone il mio corpo ogni mese da vent’anni anche questa volta è stata tutta fatica sprecata.
