Non so se esiste un nome per quelli come me. Quelli che risentono talmente tanto dell’ambiente circostante da esserne influenzati a tal punto da stare male se posizionati in un posto che ritengono brutto. Io sono così. E non è facile, essere così.
Per esempio quella della pietra, del legno e del verde per me è una vera e propria ossessione.
Io non sto per niente bene, anzi soffro proprio se mi trovo in un posto minimale, in un posto brutto e lasciato al degrado, bianco, e con troppo acciaio o cemento. Più una cosa è vicina alla natura, vecchia, e usurata con garbo come solo il tempo e l’ambiente sanno fare, più io ne sono affascinata.
Mi siedo, chiudo gli occhi e vedo una casa di pietra, con l’edera che si arrampica sui muri, sento l’odore del muschio, vedo le casette per uccelli sugli alberi nel giardino, percepisco l’aria piena di acqua che mi rinfresca e mi rigenera lo spirito e mi fa sorgere pensieri nuovi, sento l’antico, il semplice, il disordine confortevole. E. Sto. Bene.
Toglietemi le fredde mattonelle, eliminate il parquet innaturalmente tirato a lucido, riducete a trucioli i mobili e le porte laccate, fate sparire qualsiasi cosa sia di acciaio, colorate gli spogli muri bianchi, donate a istituti di carità gli squadrati divani dell’ikea, scalpellinate il marmo finchè non ne resta mezza briciola, buttate via i soprammobili, sono orrendi.
Datemi per favore legno grezzo, il cotto, tappeti, vecchi divani un po’ sfatti, stendetemi tappeti di lana, colorate i muri, mettete calde tende alle finestre, spargete ovunque libri e se volete proprio farmi felice costruitemi un camino e accendete il fuoco.
Mettete su il caffè. Mettete i biscotti nel forno. Datemi un libro, aprite le finestre per far entrare l’odore di piante bagnate e di legna bruciata in lontananza.
E mi troverò ad abitare un posto molto simile a quello che c’è dentro.