Chiedo scusa in anticipo.
Ma quando uno resta senza più parole, rimangono solo le parolacce.
Quando si fa una cosa duemila volte è facile perdere un po’ di estusiasmo.
Ma quando una certa cosa ti serve, l’entusiasmo devi averlo, almeno per finta. Io, a fingere sono pessima.
Tutto comincia quando moolto svogliatamente e senza nessuna speranza invii il tuo curriculum a tutti quelli che hanno un indirizzo email.
Passano settimane….mesi…..e un giorno, mentre stai facendo la doccia o mentre stai facendo la cacca e il cellulare è in cucina, senti quel suono polifonico con vibrazione: dri dri dri dri drin.
“dri dri dri dri drin” non corrisponde alle suonerie dei tuoi amici e chi può essere lo sconosciuto se non…..
Si fissa il colloquio, solitamente nello stesso giorno e alla stessa ora del parrucchiere o del ginecologo. Ci vorranno mesi per avere un altro appuntamento ma hey! Di fronte ad una possibilità di lavoro tutto il resto va a farsi benedire!
In realtà il colloquio di lavoro non è più un’opportunità, è più una sorta di pap test. Ogni tanto lo fai, con lo stesso piacere, e il risultato il più delle volte è negativo. Il colloquio di lavoro è una specie di stupro del tuo cervello e della tua dignità.
Il giorno del colloquio metti i vestiti da colloquio, che non sono quelli che ti metti di solito, quindi vanno stirati, perchè nei mesi sono finiti infondo all’armadio.
Ti trucchi.
E vai.
Ti annunciano.
Aspetti.
Poi entri.
Ti accomodi.
Appena seduta noti una pila di fogli in equilibrio precario sulla scrivania.
Il tuo curriculum è fra i primi fogli. Quando saranno arrivati in fondo tu sarai già in età da pensione, e comunque non si ricorderanno ormai di te, da questo momento in poi la “candidata”.
E parte la trafila di domande.
“Mi racconti qualcosa di lei”
Io già qui mi blocco.
Mi verrebbe voglia di sdraiarmi sul divano e raccontare tutte le mie fisime. Oppure iniziare con “Sono nata in una fredda notte di gennaio…”. Ma mi astengo. Racconto qualcosa di me. Cosa non lo so, ma qualcosa dico.
“Quali sono le sue esperienze lavorative?”
C’è il mio curriculum lì davanti, guarda quello imbecille. Lo so che è ormai alto come un tomo, ma uno sforzo no? E comincio….una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette… sfagiolo tutte le mie esperienze degli ultimi tre anni, da dopo la laurea. Già, della laurea nessuno dice niente. Invece a questo punto sparano un:
“Oh, sono esperienze molto diverse fra loro… come mai?”
Il gelo.
Perché è capitato così! Se dici “perché sono una a cui piace cambiare” sei fottuta. Ti faranno un contratto di tre mesi, ma tu non puoi dire che vuoi cambiare, sennò sembra che tu non sia affidabile. Allora dici la verità. E’ andata così.
“Ma lei cosa vorrebbe fare?”
Silenzio.
Si riescono a sentire le tarme che rosicchiano il legno della scrivania.
A quel punto dici che vorresti fare quello per cui sei lì. Che non è vero. Che non è ovviamente vero. Ma d’altra parte non puoi uscirtene con un “che caz*o ne so?”.
“Perché vorrebbe lavorare qui?”
Oddio, crisi di panico.
Ti sudano le ascelle. Io non vorrei lavorare qui. Io non vorrei assolutamente lavorare qui. Devo pagare l’affitto. Ecco perché sono qui. Allora inventi qualcosa.
“Si descriva in tre parole”
Instabile, confusa, depressa, e salto giù dalla finestra.
Una volta di fronte a questa domanda assurda tirai lì due aggettivi e il terzo non mi veniva… giuro non mi veniva niente, tabula rasa….la mia mente vagava a mille “disperata, non posso dirlo, stufa di queste domande, no non posso…dai pensa pensa sei una persona intelligente” e “intelligente” mi uscì dalla bocca prima che potessi impedirlo. Il tipo mi seccò dicendo: “esistono due tipi di persone, quelle che dicono di essere intelligenti e quelle che lo sono”. Io mi morsi la lingua per non dire “scusi sa, domanda del caz*o, risposta del caz*o”. Invece mi uscì un veramente intelligente “eheh hem” con sorrisino ebete allegato. Ovvio, non l’ho più sentito.
“E’ sposata?”
No. Facile questa.
“Ha intenzione di sposarsi?”
No. Facile anche questa, ma che caz*o c’entra?….
“Ha figli?”
No, io…
“Ha intenzione di avere figli?”
Beh… io.. non… cioè… nell’immediato no…. Cioè anzi, mai…. Devo dire mai? Ok, mi faccio sterilizzare, va bene così testa di mer*a!!!!???? Queste domande le fate anche ai ragazzi?? Stron*i bastardi???
“Che tipo di lavoro le piacerebbe fare?”
Mi piacerebbe il contatto col pubblic…..
“Ma questo si svolge più che altro al computer”
Si va benissimo anche quello. Ok. Si si.
“Non mi va che le mie dipendenti indossino jeans e nemmeno scarpe sportive”
Si, ok. Posso investire i miei ultimi risparmi in vestiti, si, ok.
“Preferisce part time o full time?”
E’ lo stesso… io… è uguale.
“Sarebbe disposta a fare gli straordinari tutti i giorni?”
Si. Col caz*o. Ma dici si, ovviamente.
“Lavorare nei Week end?”
Si. Tanto ormai non ho più una vita.
“La paga sarebbe quella del livello più basso e il contratto di tre mesi”
Perfetto. Proprio quello che cercavo.
“Non so, sa, lei ha fatto così tanti lavori…. Sa, la nostra azienda ha bisogno di stabilità e lei, a giudicare dal suo curriculum non sembra poterla garantire”
Hai bisogno di quello stramaledetto lavoro e devi stare zitta. Fai un sorriso sapendo che la persona che hai davanti può farti essere indipendente nei prossimi mesi. Dici che non è stata certo colpa tua se i contratti scadono ogni tre o sei mesi. E fai la persona educata, mentre le unghie te le stai ficcando nei polsi. Perché in realtà quello che pensi è….
Ficcatevele nel cu*o le vostre domande, le vostre pretese, le vostre insinuazioni. Teste di caz*o rotte in cu*o. Stro*zi. Con i vostri vestiti del caz*o. Con le vostre aziende di mer*a. Con quel tailleur io ti ci strangolo putta*a. Ma figurati se voglio figli ora maschilista del caz*o, vaffancu*o.
Sono qui perché sei l’unico che ha chiamato stron*o. Il livello base ficcatelo nel cu*o e già che ci sei facci entrare il tuo caz*o di contratto di mer*a. Questo lavoro non lo voglio fare, fa caga*e, lo fai bene te perché sei uno stron*o. Venditela da solo la tua mer*a, testa di caz*o. Ho una laurea bastardo infame. Ho fatto troppi lavori?? Non sono stabile??? Ma ti levo quella scopa dal cu*o e ti ci spacco la testa tro*a figlia di putta*a stron*a succhiac***i.
Poi, mi piacerebbe, con compostezza, alzarmi, lavarmi via il sangue dalle mani, dire “è stato un piacere, spero di risentirla presto, con delle buone notizie”, sorridere, ed uscire educatamente dalla stanza.





Non ti conosco ma ho letto questo articolo un paio di volte..è fantastico..è la verità che trasuda da ogni parola…divulgherò questo articolo perchè è troppo bello, verro, attuale, nèdidestrnèdisinistra, brava…ti auguro tutto il bene..e FORZAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA..ficcaglielo in c*lo , non mollare..io ho 54 anni, due figlie all’università..architetto da 25 anni e so solo io come faccio a sbarcare il lunario……ancora ora…..se puoi..non mollare:_) ciao