Stanotte ha piovuto, tanto. E un po’ anche stamattina. Per questo oggi sono andata a fare un giro. Dico “per questo” perchè mi sembra uno spreco non andare ad annusare l’aria dopo che ha piovuto. Solo che questa città è troppo grande per andare a piedi, qui si deve andare in motorino. Così mi sono messa l’mp3 nelle orecchie, ho preso il motorino e, stile Nanni Moretti in Caro diario, sono partita. Questa città fa schifo. Sul serio. Non c’è niente, nè da fare, nè da vedere, niente. Lo faccio un sacco di volte, andare in giro e cercare la poesia in qualche luogo di questa cazzo di città, in qualche angolo, dovunque. A volte la trovo. La maggior parte delle volte no. E io sono una piuttosto brava a trovare la poesia. Oggi non c’era poesia, da nessuna di queste parti.
Il mio girovagare alla fine mi ha portato sempre al solito posto: il mare. Pensavo non ci fosse nessuno per via del tempo orribile, invece era pieno di gente. Per forza, a Livorno quando è festa si va sul mare. Comunque mi sono fermata e mi sono messa a camminare. Era una di quella giornate in cui il mare è sull’agitato, che c’è vento, quando l’aria sa di pioggia e salmastro e il mare assume quella tonalità strana del dopo-temporale. Quando te ne stai li, e già il fatto che stai lì è una sfida che gli lanci. Mi sono data un’occhiata intorno. C’era un sacco di bella gente, che si godeva quella sensazione come me, credo. C’era un cielo grigio piombo chiuso in un silenzio minaccioso. C’era la musica più azzaccata che il random potesse trovare. Il faro, tranquillo che non gliene poteva fregare di meno. E poi c’ero io.
E mi è venuto in mente come mi mancassero alcuni luoghi di questa cazzo di città, quando non ero qui. E questo, direte voi “è normale”. Ma poi questo pensiero si è allargato allargato allargato, fino ad abbracciare un sacco di aspetti della mia esistenza. Alla fine ho capito qual’è la croce, la pecca, della gente come me. Sentire vicino ciò che è lontano e sentire distante ciò che ti circonda. Mi riferisco a luoghi, persone, fatti. Ho pensato che sentirsi vicini a qualcosa che appartiene al passato, si chiama “nostalgia”; che sentirsi vicini a qualcosa nel futuro, si chiama “avere un progetto”. Beh…questa conclusione non mi ha portato a niente di buono o confortante. Il futuro neanche non lo intravedo, ma soprattutto perchè questo bel ragionamento, ovviamente, non includeva il presente. E’ logico: non posso sentire vicino il presente. Perchè è veramente TROPPO vicino.





