3 Luglio 2007
In una mattina d’estate, non meno di due secoli fa, il prato dinanzi a questa prigione era affollato di cittadini. La cupa rigidità dei visi di questa brava gente avrebbe fatto pensare all’imminenza di qualche grave avvenimento: l’esecuzione di un noto delinquente, una fustigazione, o forse una strega che stava per essere impiccata.
Avrebbero dovuto imprimerle un marchio di ferro rovente sulla fronte! Questo si che sarebbe stato un brutto colpo per lei! Perché quella svergognata si curerà poco di quello che le cuciranno sul corsetto! Vedrete, lo nasconderà sotto un fermaglio o qualche altro maledetto aggeggio del genere e continuerà a passeggiare per le strade più spudorata di prima!
Può coprire il marchio finché vuole, ma la pena le rimarrà sempre impressa nel cuore!
Ma perché parlare di un segno sulla veste o di un marchio sulla fronte? Questa donna deve morire!
La porta del carcere si aprì e ne uscì una figura cupa.
Quest’uomo rappresentava e personificava l’inumana severità delle leggi puritane, la vendetta senza perdono che lui stesso, da bravo cristiano qual’era, doveva strettamente applicare.
Con la sinistra teneva alta l’insegna della punizione e con la destra spingeva avanti una giovane donna. Quando giunsero fuori dalla porta della prigione, questa lo allontanò da sé con un gesto pieno di dignità e forza di carattere, ed avanzò all’aperto sola.
E fu allora che apparve, rossa come la passione, proprio sul suo petto.
La lettera scarlatta le brillava sul corsetto, circondata da meravigliosi ricami d’oro che lei stessa aveva eseguito. Il lavoro era così accurato e denotava un tale sfoggio di creatività e fantasia, che il marchio dell’adulterio poteva venir scambiato per un ornamento del vestito, ed era tale l’eleganza, rispetto al gusto cristiano dei puritani, che difficilmente le rigorose leggi della comunità avrebbero tollerato di più.
E’ molto abile nel ricamo, questo è certo. Ma prima di questa pazza svergognata, non si era mai vista una donna cercare di gloriarsi per una cosa simile. E che cos’è questo, amici, se non ridere in faccia ai nostri buoni giudici e farsi vanto di una cosa che essi, da bravi gentiluomini cristiani quali sono, reputano un castigo?
Ma mai Hester Prynne era apparsa bella come in quel momento, in cui uscì dalla prigione.
(più o meno liberamente tratto da The scarlet letter -capitolo I, la piazza del mercato- Nathaniel Hawthorne)




