
“…esprime una visione tragica della condizione e del destino dell’umanità bla, bla bla…” Giro pagina e guardo la foto dell’affresco. Più lo guardo e più mi accorgo che non importa leggerne la descrizione e il significato. Lo fisso a lungo. La paura, la disperazione… Ma fra questo turbinio di corpi color ocra, ce ne è uno che ha catturato la mia attenzione, non è neanche un corpo in realtà…era un corpo, ora è…sciolto, solo pelle. E’ diverso da tutti gli altri. Mi domando perché è così. Sfoglio le pagine, ma non dice niente. A questo punto c’è solo una soluzione: Google. Vediamo…27600 siti, lo sapevo. Pesco a caso. E…Eccolo qui…La didascalia dice: “Giudizio Universale. San Bartolomeo, particolare. 1537. Le sembianze del volto sulla pelle del santo sono state assimilate a quelle dell’artista” Allora capisco. Ecco perché è diverso da tutti gli altri. Ecco perché sta peggio di tutti gli altri. E’ un autoritratto.
Torno a fissare l’affresco. M’è venuta improvvisamente a mente una cosa. Sfoglio il libro e torno indietro alla decorazione della volta.
La osservo a lungo. Vedo i pensieri, la lotta, la forza, il coraggio, la sfida, la sorpresa, il dubbio, il dolore e la passione.
Guardo la data: 1508.
Mi viene da piangere.
Mi accendo una sigaretta. Guardo il soffitto. Penso al 33enne Michelangelo che affresca la volta, con la faccia sudata, la lingua fuori per la concentrazione e il fuoco negli occhi.
Non consapevole del fatto che dopo 30 anni si sarebbe ritratto proprio sul muro davanti a lui come un povero martire, senza più vita, senza speranza.
Mi sembra di oscillare fra la volta e il muro della Sistina.
E mi sta venendo la nausea.
![]()




