Le decisioni. Io se c’è una cosa che non sopporto sono le decisioni. Io non mi ricordo di aver preso una decisione giusta in vita mia. Una che sia una. Ognuna delle decisioni prese ha trovato una sua maniera artificiosa e subdola per ritorcermisi contro in un modo o nell’altro. Piantandomi il primo oggetto metaforicamente affusolato capitato a tiro in quel metaforico posto.
Cavolo! Ma davvero…non sono brava a prendere decisioni io. Per niente.
Quando sono andata al liceo, ho sbagliato liceo. Quando sono andata all’Università, ho sbagliato università. Quando compro qualcosa sbaglio taglia la maggior parte delle volte. E solo per citarne alcune. Io sono una di quelle che in gelateria ci sta un’ora per scegliere due gusti da mettere in un cazzo di coppetta da 1,50 e quando ha la coppetta in mano capisce che in realtà voleva altri gusti e non quelli. Io sono quella che dal videonoleggio ci può tranquillamente passare 2 ore per scegliere un film. Perché vedere un film brutto mi mette di malumore e uno deve evitare i malumori. E una volta scelto il film, pagato, ha già cambiato idea. Se mi taglio i capelli, andate tranquilli che il giorno dopo sono lì che piango perché m’è venuta voglia di farmi le trecce. A me tutta questa vastità di scelta mi piace un sacco, però mi mette addosso una paranoia che mi fa venire….comincio a parlare e a gesticolare come Woody Allen insomma.
Ora di solito come affronto tutto questo? Di solito pesco a caso. Poi se non funziona si cambia. Ok qualche volta c’ho azzeccato. Dei miei tatuaggi per esempio non mi sono pentita.
Nelle relazioni interpersonali è già più un casino la situazione. Non ci azzecco quasi mai. Mollo quelli giusti che mi vogliono e voglio quelli sbagliati che mi mollano. Sono impulsiva e faccio e dico cose insensate. Niente di irreparabile per carità, anche se a volte mi chiedo quanto tarderà ad arrivare L’ERRORE. Quello da cui non si torna più indietro. Ma ora non ho voglia di pensare a questo…
Allora dico io come vorrei che funzionasse.
Io vorrei che esistesse una figura professionale apposita per le decisioni. Il personal decisioner. Voglio dire…esistono i personal trainer, i personal shopper, i personal assistant, i personal life-coach, i personal computer, i personal staminchia e non esistono i personal decisioner? Ma in che mondo si vive? Ma che società è?
Io vorrei fare una telefonata e dopo 9 minuti e 37 secondi sentir suonare il campanello, aprire, e trovarmi davanti Harvey Keitel vestito da Iena che mi dice “Sono il signor Wolfe, risolvo problemi”.
Io vorrei andare da uno strizzacervelli con specializzazione-corso di formazione-master di secondo livello in Personal Decisioning Avanzata, stare un’ora o due a piangere e lamentarmi, allungargli un centone o due e dire “Bene, adesso lei, mi dice che cos’ho che non va e poi, per cortesia, gentilmente, mi dice che cazzo devo fare”.
Non mi sono mai pentita di una decisione sbagliata, dico davvero, mai. Figuriamoci. Però m’incazzo se non è quella giusta. Mi viene l’ansia se non so decidere.
Che faccio quando non so decidere?
Mi crogiolo nella disperazione. Faccio liste. Un sacco di liste. Quella dei pro e dei contro è troppo facile…no, la mia è molto più articolata: ogni pro e ogni contro ha un suo punteggio specifico, in modo che alla fine si può fare un conto equo. Ultimamente ho elaborato questa cosa che farebbe impallidire Leonardo Da Vinci tipo percorso/labirinto in cui attraverso grafici, schemi, nomi, motivazioni vedi che fine potresti fare a seconda della strada che scegli. E poi cerco segni….dovunque. Canzoni, libri, film, scritte sui muri, frammenti di discorsi di estranei. Il mondo è pieno di segni. Sfortunatamente, come dice Pennac “Quello che manca è il codice”.
Mi sento costantemente all’ingresso di un labirinto. Come una che ci prova, ad entrare. Trova un vicolo cieco e torna indietro, sull’ingresso. Poi ci riprova e trova un altro vicolo cieco e torna indietro. Poi riprova e bingo! Trova una strada, ma poi…altro vicolo cieco e via indietro! E alla fine rimane a fissare ‘sto benedetto ingresso, stanca di fissarlo.
Insomma ci renderebbe la vita facile innamorasi solo una volta nella vita, un videonoleggio dove noleggiano solo un film, una gelateria con solo due gusti, una sola facoltà universitaria. Però sarebbe una palla tremenda.
Se i labirinti avessero la strada giusta già segnata che cazzo di gusto ci sarebbe? Mi chiedo.
Però poi mi rispondo facendomi beffe di me stessa: Dile via su…se tu fossi Alice ti saresti rotta di seguire il coniglio alla seconda curva, se tu fossi Sarah finiresti per innamorarti di Jareth di sicuro, se fossi Jack Torrance faresti sicuramente la fine di Jack Torrance, se fossi Harry cominceresti a brontolare che capitano tutte a te, se fossi Teseo ti ci impiccheresti con quel cazzo di filo!!!





