1 Luglio 2007
Oggi mi sono svegliata alle cinque del pomeriggio. Mi sono alzata, mezza rincoglionita, mi sono ficcata gli occhiali, storti, ho preso una sigaretta, e…mi sono avviata incespicando verso il bagno. Entro, abbasso la tavoletta, una prassi, visto che vivo con tre ragazzi, mi siedo sul cesso, apro “parola di Giobbe”, la mia lettura da cesso preferita, butto un occhio intorno e…zac. Ecco lì. Non c’è traccia di carta igienica. Niente. Alzo gli occhi al cielo e urlo “La carta igienica???”. Mi rispondono “è finita”. Si, beh, non fa una piega, certo. Ma io mi domando: bimbi miei belli…la carta igienica è una di quelle cose lì…come che ne so…il dentifricio o…l’acqua per esempio, che uno non è che aspetta che finiscono per ricomprarli! Ecco, tre beni di prima necessità che in questa cazzo di casa non ci sono mai. Ma Santa Miseria!!!
Così…che fare? Mi metto qualcosa addosso ed esco nei 57 gradi del pomeriggio fiorentino per andare al supermercato perché i miei coinquilini da strapazzo non mi fanno nemmeno cagare in pace. Comunque, il nocciolo della questione non era questo…mentre compravo cose inutili al supermercato mi cade l’occhio su un librino di Pennac, mi piace il titolo e me lo compro. Poi, quando ero alla cassa mi è venuto a mente che non avevo preso la carta igienica. Ma non è nemmeno qui che volevo arrivare… Quando finalmente mi sono seduta sul cesso con i miei dieci rotoli di morbidezza (che ora sono chiusi a chiave nel mio armadio, con sei casse d’acqua e una scorta di colgate), ho aperto il mio nuovo librino di Pennac e…mi è caduto l’occhio su una frase: “Non avevo scavato ancora le mie fondamenta e già mi credevo la statua di me stesso”. Lui è così…Pennac te le butta lì…e te ci rimani secco, sempre. Ha centrato in pieno, con una riga, quella sensazione che mi porto addosso in questo periodo e che non riuscivo a dire a parole mie. Questo per me è il classico periodo del cavolo in cui non ci capisco nulla. Sapete quando per tutta la vita avete seguito persone e cose perché le ritenevate importanti per voi, fondamentali e all’improvviso…vi accorgete che hanno smesso di esserlo? Che forse in fondo, tutto sommato, potete anche farne a meno…E tutto il vostro bel castello se ne va in mille pezzi? E voi state lì e vi chiedete di chi è la colpa, e molto spesso è degli altri, perché voi avete fatto del vostro meglio per tenerlo in piedi. E mentre fissate le macerie di qualcosa a cui prima vi aggrappavate, che era la vostra roccaforte, vi accorgete che siete stanchi di ricostruirlo ogni volta. E che alla fine non ve ne importa poi più neanche un granchè. E così, improvvisamente, non sapete più chi siete. E siete assolutamente soli. E non ve ne frega niente.




