20 Marzo 2007
Per tutti quelli che come me avevano già riposto gli stivali col pelo e tirato fuori dalle scatole le converse…ASPETTATE!! E’ tornato il freddo. Ne hanno parlato tutti i telegiornali. Per me era già primavera. Ero già pronta. Ero già tutta un fermento. Appena il sole s’è fatto sentire, ho indossato la mia giacca di pelle verde, fatto scorta di cicchini, ho messo sul naso gli occhiali da sole, son salita in sella al mio motorino e via al moletto!
Un’ora dopo sono tornata a casa in preda a brividi di freddo e raffreddore. Una tazza di tea e una doccia semi-ustionante per tornare a una temperatura corporea adeguata. Tutto questo, per dire ASPETTATE.
Ora, riflettendo sui fatti…e sui tempi…io sono una che aspetta? Aspettare in che senso però? Urge un chiarimento. Se per aspettare si intende aspettare che succeda qualcosa, nella vita per esempio, io sono la regina dell’aspettare. Io non faccio niente. Ci sono dei periodi della mia vita in cui sono stata assolutamente immobile, per mesi interi. Poi arriva lo scossone, per iniziativa personale o meno, e mi rimetto in moto. Se per aspettare si intende “andarci piano”…beh no, è un concetto a me estraneo. Io non aspetto. Io voglio tutto e subito. Io parto in quarta. Non mi metto nemmeno la cintura. Sono un Crash Test Dummy senza faccia che si fionda a tutta velocità contro un muro, per vedere quanto si fa male. E mi faccio parecchio male di solito. Se poi ci mettiamo a parlare dell’aspettativa….L’ASPETTATIVA. Quella l’ho inventata io. Io sono l’imperatrice dell’aspettativa. Cosa scatta nel cervello umano per cui uno ad un certo punto si costruisce un’aspettativa? E soprattutto, quante volte può succedere veramente quello che ci aspettiamo? E la cosa più buffa è che l’aspettativa segue una semplice regola di Murphy: se ci aspettiamo qualcosa di brutto, eccolo che succede, se ci aspettiamo qualcosa di bello, ecco che succede l’esatto contrario. Con l’aspettativa ce l’hai nel tortello comunque. La verità è che la delusione che nasce da un’aspettativa andata in bianco è una delle cose ti rovinano i giorni. Non uno, ma tanti. Perché continui a pensarci per giorni e giorni. Ti rodi il fegato. Ti crogioli nella delusione. Affoghi nella disperazione. Io do letteralmente di matto quando il film che mi sono fatta in testa non diventa reale. Esco di cervello. E riverso il tutto sulla persona che m’ha rovinato tutto. Se poi è stata una causa di forza maggiore, beh…me la prendo con il primo che mi trovo a tiro. Assolutamente niente di personale. E’ solo che, davvero, non connetto più. Fortunatamente chi mi sta intorno lo sa, e mi lascia sbraitare senza senso finchè non ho finito. Ma sul serio…uno come fa a rimanere sano di mente dopo un’aspettativa tradita? L’aspetti, l’aspetti, l’aspetti così tanto, e sei così felice nell’attesa che non stai nella pelle, e ti immagini cose, fai progetti e poi PUFF! Realizzi che no. Niente. E’ come se il giorno in cui state partendo per il vosro viaggio da sogno, quello che avete risparmiato per mesi, siete lì all’aereporto con le valigie e il sorriso stampato in faccia, macchina fotografica al collo e lacrime di gioia agli occhi. E vi dicono che c’è uno sciopero dei controllori di volo. Avete perso la prenotazione, tutto. Mi sembra normale dare di matto a quel punto. Anche se la colpa non è di nessuno. A voi non vi importa. Prendete il primo essere che vedete e lo impalate. No?
Quand’è che le Aspettative non vengono tradite? Di cosa e di chi ci possiamo fidare a tal punto da lasciarci completamente andare alle più grandi aspettative? Le nostre Grandi Speranze ci si ritorceranno contro ogni volta? Insomma, voglio dire…ci sono tante cose che non ci deluderanno…Quando vai in libreria e prendi un libro a botta sicura, è perché lo sai che quello è quello giusto. Vai al cinema a vedere un film super emozionata, perché ti fidi di chi c’è nel mezzo. Prendi un aereo per andare a vedere una mostra e non t’interessa che sono esplose bombe in Metro il giorno prima, non te ne frega dello sbattimento, perché sai che ne vale la pena. Non resterai delusa. Ma ci sono delle volte che…porca miseria! Era come quando studiavi prima di un esame…studiavi come un ossesso, andavi avanti a caffè e anfetamine per finire in tempo e poi…Me lo ricordo sempre il mio esame di Letteratura Spagnola. Porca vacca sapevo tutto. Tutto. Ero l’unica del mio corso di laurea ad aver letto due volte Don Chisciotte. Avevo già quasi scritto 30 sul libretto, in un attacco di modestia non avevo messo la lode, ma ci speravo. E quel professore mi chiese cosa aveva scritto l’ultimo inutile santo dell’ultimo borgo di Santiago di cui sono sicura nemmeno Dio si ricorda il nome. Quando tornai a casa in preda ad una rabbia indicibile trovai il santo bastardo. Stava in un paragrafetto microscopico nell’ultimo capitolo. Sono sicura che quelli che hanno rivisitato il libro nell’ultima edizione si sono scordati di toglierlo. Ma a me quel santo bastado me l’ha messo in quel posto. Settimane di fatica buttate al vento. In un attimo.
Ora, io lo so cosa si dice…lo so…non dobbiamo aspettarci niente.
Perché quando uno non cerca disperatamente di ottenere qualcosa, è la volta che la ottiene. E’ l’ordine cosmico chi ci prende in giro?
Perché se non ci si aspetta nulla da nessuno e da niente, niente e nessuno ci deluderà. Ma si diventa aridi così?
Non dobbiamo sognare perché sappiamo che arriverà il mattino a rovinarci tutto?
Le persone sono pazze, volubili e instabili, quindi è stupido aspettarsi qualcosa da loro. Io tutto questo lo so. Sul serio. Le cose sono solo cose poverine, e a volte cambiano, quasi sempre non come vorremmo. Non ci si può fare niente. Ma io credo di non sapere come uscire da tutto questo. Io mi aspetto cose. Sempre. Dalle persone, dalle cose, dalle situazioni, da tutto. E dall’ultima volta che il mio film non è diventato un B-Movie in fase di montaggio, beh…è passato un po’ di tempo ormai.
Quindi insomma, per dire…è il caso di non togliere i cappotti dall’armadio…che a quanto pare la primavera è ancora lontana. Anche per Livorno.





