Butto un occhio a destra…la vetrina di Heritage of Scotland, attraverso James Close, slalom fra i fusti vuoti di birra del retro del pub e passo dal Writers Museum, uffa questi turisti, vi dispiace togliervi dai piedi?, sta iniziando a piovere, ok, niente, giro a sinistra, m’infilo in Fisherman’s Close, spero non ci sia l’uomo col mantello nero nascosto lì dietro l’angolo per spaventare i turisti perchè uno di questi giorni mi farà venire un infarto, mi godo il silenzio del vicolo per dieci metri, ritorno alla luce di Victoria Street, saluto il coinquilino Jan fuori dal negozio, gli urlo “ci vediamo dopo a casa”, scendo le scale che puzzano di piscio, do un occhiata al Finnegan’s Wake, sento già il sapore della Guinness, faccio mentalmente il calcolo di che giorno è oggi, se è giovedì andiamo stasera che c’è la band irlandese col violinista pazzo, continuo la mia camminata, scendo veloce la strada, i turisti arrancano nella salita opposta, sorrido pensando che i primi tempi anch’io arrancavo, guardo il Negozio di Natale Aperto Tutto L’anno, c’è Meave che mi saluta dalla vetrina con il suo sorriso enorme, ricambio e continuo, giro a sinistra, un ultimo sguardo al Budget Backpackers, in un lampo un milione di ricordi, vedo Tony che mi da la buonanotte sulla porta, vedo io e i bimbi che saltiamo in mezzo alla neve che cade, e sorrido perchè so che stasera li vedrò tutti quanti, svolto a destra e…eccomi in Grassmarket, l’ultima meravigliosa fatica prima di buttarmi sul divano con caffè e sigaretta in mano, guardo i ragazzi fuori dai pub con le birre, ridono e scherzano, io e le mie mani in tasca sentiamo che va tutto bene, è spuntato di nuovo il sole, cammino e guardo in sù, il castello fa il suo pomposo ingresso annunciato dal verde della collina, rendo mentalmente omaggio e attraverso la strada, il bar Alba davanti a me, mi vedo seduta con lui al bancone, ma siamo impegnati in una conversazione e non ci vediamo che sbircio dalla vetrina, spingo il bottone del semaforo (tre, due, uno, bip, andiamo), guardo il Salvation Army-Women Hostel-College of Art, mi dico che una volta o l’altra mi decido ad entrare, e via con la salita, guardo in terra, sta arrivando la mia mattonella, è sconnessa e ci salgo sempre sopra, eccola, vedo i libri in terra della libreria di seconda mano, sento il profumo di carta umida dopo che ha piovuto, ecco il mio portone rosa, lo apro, l’odore di spazzatura, muffa, umido del giardino e del muschio m’invade e so che sono arrivata a casa.
Io e…
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