30 Ottobre 2006
UN ANNO FA Sono in fila. Le file. Come sempre aspetto. Mi guardo intorno. È uno di quei posti, sapete, per i giovani. Uno di quei posti pensati per aiutare i giovani ad avere informazioni su qualcosa di indefinito che riguarda il loro futuro incerto. Quindi, per alleviare le loro seghe mentali, dei giovani intendo, i muri sono tutti colorati e ragazzi con la faccia maledettamente felice ti fanno vedere i denti e quanto sono felici di fare il loro cazzo di Erasmus a Salamanca. E poi volantini. Volantini, tanti volantini. Numeri di telefono a cui nessuno risponderà mai. Siti internet che se fossero scritti in Swaili sarebbe lo stesso. Bandi. Concorsi. Borse di studio. Scadenze. Requisiti fondamentali. Mobilità. Comunità Europea. Curriculum vitae. Ufficio del lavoro. Socrates. Erasmus. Leonardo. Il risultato è che se non ce le avevi quando sei entrato, le seghe mentali, ci puoi scommettere che ce le avrai quando uscirai. Guardo i miei compagni di naufragio. Qualcuno si guarda intorno con la faccia che devo avere io in questo momento. Qualcuno invece ha l’aria di poter leggere queste stronzate appese al muro senza bisogno di un vocabolario. Qualcuno, sicuramente va ancora all’Università. Beati loro, penso. C’è un ragazzo seduto di fronte a me, che avrà la mia età, vestito con una giacca scura e con un paio di scarpe, che sono sicura ce le ha anche il mio babbo. Guardo le mie Convers bucate e mi sento improvvisamente deficiente. Mi chiamano. È il mio turno.
Mi siedo. La tipa seduta di fronte a me, avrà si e no uno o due anni più di me. Mi guarda. Visto che non emetto verbo, mi fa: “Come posso aiutarti?”
“Ah…emmm…io avrei bisogno di alcune informazioni” le faccio.
“Perfetto” perfetto? “Riguardo cosa?”
“Ah…emmm…io beh di preciso non lo so…riguardo al lavoro credo. O anche riguardo a qualcos’altro, forse. Non lo so.”
Mi guarda.
Si beh. Che ti devo dire scusa?
“Si. Ok. Vediamo, sei laureata?”
“Si” ho una laurea! Ah! È un punto di partenza no? Parto da qualcosa no?
“Bene. In cosa?”
“Ah…emmm…in cosa mi chiedi…in Lingue, ma non ne sono sicura. In realtà ho studiato arte, ma…si, insomma è una cosa strana.”
“Capisco”
Silenzio. Adesso mi alzo e corro via.
“Non so…vuoi informazioni sui Bandi di Concorso?”
Concorso in omicidio. Messa al bando. “Si, perché no?”
“Cos’altro, vediamo…vuoi fare un tirocinio all’estero magari?”
Tirocinio? “Si, perché no?”
“Vediamo…ti posso scrivere un po’ di siti internet della Comunità Europea dove puoi trovare informazioni, scadenze, bandi eccetera. Ok?”
“Ok”
“E’ tutto?”
“Si. Grazie mille.”
Esco. Butto le scartoffie in un bidone della spazzatura. Mi accendo una sigaretta. Me ne vado.
OGGI POMERIGGIO…
Con le solite Convers bucate, vado ad una specie di colloquio di lavoro. Cammino con il passo sicuro, di quella che pensa “ognuna di queste mattonelle mi appartiene”. Mi siedo. Mi presento. Fisso il tipo. Il tipo mi spiega in cosa consiste il potenziale lavoro. Io cerco di mantenere l’attenzione su quello che sta svalvolando lui, ma lo sguardo e il conseguente vomito di pensieri in realtà si concentra su: la luce al neon che mi ha già fatto venire il mal di testa, i muri bianchi, la scrivania vuota con il computer (la MIA scrivania, penso, e mando subito via questo pensiero. Ecco ora posso di nuovo respirare. E’ importante respirare. Per la salute), ma soprattutto mi fisso sull’uomo seduto all’altra scrivania. Questo tizio ha un computer al posto della testa, nel senso che per la prospettiva in cui lo sto guardando ha un paio di scarpe da tennis, un paio di jeans, una camicia a quadretti e un computer al posto della testa. Non so perchè mi ricorda un quadro di Magritte. Comunque ormai sono andata. Riapro l’audio sul tizio, che mi ha appena ficcato in mano un foglio scritto in inglese. “…insomma ti terrei per prova due mesi…ora prova a leggere questo” mi fa. Lui tiene in prova me? Lui sta facendo il colloquio a me? Cosa devo leggere io? No…il tizio forse non ha capito.
Ho fatto un colloquio veloce al tizio, sono uscita, ho acceso una sigaretta e sono andata via.
QUINDI IN UN ANNO…
Non è cambiato un cazzo. Continuo ad aspettare e fumare sigarette.





Cercare lavoro all’estero?